La Confraternita del Primitivo

   Come sopravvivere a Ravenna

 



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giovedì, 07 febbraio 2008
 

Povero Neruda!!! Lentamente è morto per una seconda volta...Ma ci rendiamo conto? I suoi versi meravigliosi, che io ho usato per inaugurare questo blog, utilizzati in Parlamento da Mastella (e dico M A S T E L L A!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)! Chissà se un uomo del genere ha idea di cosa intendesse Neruda con quelle parole, con quei concetti...Come era solito ripetere Pasolini, sul divano di Elsa Morante: "Dio mio, che angoscia..."  

postato da ipo | 16:15 | commenti (8)
poesia, politica,


lunedì, 07 gennaio 2008
 

"Passerà anche questa stazione senza far male,
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore,
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore. "

(Faber)

Mi manca da morire...altro che senza far male! Vorrei andare in letargo e svegliarmi tra sei mesi...così non sento questa sensazione di angoscia che prende lo stomaco appena apro gli occhi. E si, perchè non basta il giorno a tormentarti con i pensieri...poi, quando sfinito di canne vai a letto e leggi finchè non ti si chiudono gli occhi, cominciano i sogni...Bastardissimi sogni! Senti il suo profumo, senti il suo sapore, la sua voce...e sembra tutto così vero che appena apri gli occhi pensi "Chissà se il mio bel pittore si è svegliato". Un pensiero rapidissimo, che dura un istante, perchè poi la realtà prende a schiaffi chissà quale emisfero del tuo cervello e tutto torna come la sera prima. L'angoscia,  la nostalgia, i dubbi..."Chissà che fa? Chissà se almeno un pò mi pensa...se almeno un pò gli manco...". Tanto la sai la risposta...forse è meglio così...almeno non ti nutri di false speranze...E ti rendi conto che ti mancano le più piccole stronzate...anche quelle cose che ti davano fastidio, che ti scocciavano...Perchè è così duro da accettare il non amore? Ma soprattutto, perchè esiste il non amore? Ai tempi di Dante si era convinti che chi è amato da qualcuno è costretto a riamare quel qualcuno...come si fa a non ricambiare chi per te prova il sentimento più bello, più nobile, più puro? Ma non è così nella vita...Ed è così difficile da accettare...Non ti ama? Ma come fa? Non lo sente il tuo cuore? Dov'è finito il suo amore? Poi smetti di vedere una persona così...da un giorno all'altro...ti manca l'aria...Dio mio, se ti manca l'aria! E ogni volta che squilla il telefono si ferma il cuore per qualche secondo...e il mio telefono squilla sempre...quindi sono a rischio infarto! Si, sarò patetica, ma sti cazzi! e poi chi leggerà sto post? Due o tre amici miei che mi conoscono e che sanno già come va...Poi voglio vedere chi non ha mai pianto per amore! Va bè, chiudiamola qua che è meglio.

postato da ipo | 09:40 | commenti (6)


venerdì, 04 gennaio 2008
 


"Il dolore è una vela
così incredibilmente lieve
che nemmeno lo senti,
comincia con la cadenza
dolce della neve,
ed è lì che ti perdi.
Ha la faccia di un bambino
e gli occhi di un lupo triste
che ti lecca la mano,
conosce ogni parola che non esiste
e te le insegna una per una
piano piano
Ed improvvisamente ecco che hai dimenticato
com’era bello l’amore,
e te ne vai in giro
come un vecchio cane sfiancato
che non sente più nessun odore,
torni a casa con la divisa di un soldato
che non crede più nell’onore

Non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via,
non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via

Il bambino rincorreva
la sua barca di carta,
che ci vedeva la vita,
ma il tempo non ha tempo,
l’orologio s’incarta,
la bussola è impazzita
cammini dentro una nebbia
di persone e di cose
che ti facevano sognare,
e hai voglia di andar via
senza accampare scuse
per non aver saputo amare,
quando hai finito tutte le più inutili scuse
per potere restare

Non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via,
non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via

Non ne ho la forza né la voglia di provarci
e neanche le ragioni,
altro che balle, sentimenti, tuffi al cuore
e piagnistei per scrivere canzoni;
vorrei guardare più lontano,
ma lontano adesso è un tempo
spaventosamente breve,
vorrei sparire, cancellarmi, non amarmi,
risvegliarmi che non so nemmeno dove


non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via,
non lasciarmi andare, non lasciarmi andare,
non lasciarmi andare via. "

(Roberto Vecchioni)

E'possibile che Vecchioni stia mentendo? E'possibile che quando de Andrè scriveva Hotel Supramonte alla sua Dori non fosse sincero? E'possibile che Conte fosse falso quando prometteva a Egle libertà e perline colorate e una stretta forte della sua mano? E Tenco, quando confessava di essersi pentito di averla incontrata? E Gino Paoli, che si è sparato al cuore per Stefania Sandrelli e nel suo petto c'è ancora la pallottola? Mentiva anche lui? Per non parlare di Vinicio e delle sue sbronze tristi per amore. E Benigni che non ha mai detto (secondo lui) alla sua Nicoletta quanto l'amava e quanto l'ama. E lo straziante Ne me quitte pas di Brel. E Totò, che piangeva la sua faccia d'angelo fatta per ingannare. E Dante, che per Beatrice si è inventato l'inferno. Bluffavano tutti? E Jeanne Hébuterne?...lei è il massimo...il giorno dopo la morte di Amedeo Modigliani si è buttata dalla finestra all'ottavo mese di gravidanza, perchè non sopportava l'idea che nessuno più dipingesse il suo delicatissimo collo...Stava recitando la parte della mogliettina perfetta? E l'orecchio di van Gogh? Ah, beh, lui non conta, lui era pazzo...così come non contano le rose che Dino Campana ha colto alla sua Sibilla...nè il pianto di Alda Merini...L'inno alla gelosia di  Saffo pure non fa testo perchè lesbico... E tutte quelle manette di Sepulveda sul suo credo,  di Petrarca per Laura, di Ulisse per Penelope, di Didone per Enea? Ma tutti sti stronzi, secondo voi, erano sinceri? Questo grande amore che vantavano di sentire, che urlavano nella notte, contro la loro simbolica luna, sotto le loro cazzo di stelle esisteva davvero? O erano tutti dei bugiardi, come Orfeo, l'egoista Orfeo, l'individualistico Orfeo. E tutti si sono preoccupati del dolore di Orfeo...di Orfeo, che ha avuto il coraggio di sfidare Ade e Proserpina per riavere la sua Euridice, che non smetteva di cantare il suo dolore, che non cessava di ripetere il suo nome...perchè non c'era più vita senza Euridice...perchè era sopravvivere senza il suo amore, senza il suo corpo, senza i suoi baci...Ed è riuscito a convincere tutti...è riuscito a prendere  per il culo Caronte...si, Caronte lo ha traghettato gratis...con le lacrime che inondavano i suoi eterni occhi di bragia, che gli rigavano le gote lanose e bianche... perchè non si poteva sentire un simile dolore senza piangere...senza bestemmiare Zeus per quel destino infausto...E'riuscito a prendere per il culo Cerbero...Cerbero ringhioso, azzannatore, rabbioso si è ammansito come un gattino davanti a quella cetra e a quella voce...Cerbero non era che una bestia...non avrebbe potuto fermare l'ostinazione di un amore così grande...Ed è riuscito a prendere per il  culo Ade, signore degli inferi, e Proserpina, sua sposa, costretta a vivere tra le ombre, lontana dalla luce del sole,  dalla musica, dalla poesia...Orfeo è riuscito a vincerli, a sconfiggerli con questo cazzo di amore per la sua Euridice...Ha attraversato mezza Ellade menando a tutti quanto era bella Euridice, cos'erano i suoi capelli, i suoi fianchi, le sue labbra, le sue mani...E aveva convinto tutti...perfino Ade e Proserpina...La rivoleva? E che se la riprendesse! A un patto, però: non uno sguardo al suo bel viso, per tutto il tragitto infernale. E Orfeo è ritornato sui suoi passi, cantando...cantando la gioia di sentire finalmente il suo respiro dietro di sè...di sentirla arrancare faticosamente, lei, Euridice....Ed erano quasi giunti....la luce era lì...a due passi...Lei sentiva già il calore riaccarezzarle il corpo...era lì a due passi il sole, la natura, la vita...e proprio quando credeva di sentire di nuovo l'ossigeno invaderle ogni cellula dei polmoni, una spinta  sovrannaturale la ricacciò indietro, nelle tenebre, nell'inverno, nel buio, tra le ombre mute...Orfeo si era voltato e l'aveva guardata...Perchè l'aveva guardata? Proprio quando ce l'avevano fatta. Proprio quando avrebbe potuto riabbracciarlo finalmente. Orfeo si era voltato. Così, come se qualcuno l'avesse chiamato alle spalle. Si era voltato, senza nemmeno guardarla negli occhi...senza nemmeno vedere la disperazione del suo viso mentre sprofondava nell'oscurità. Si era voltato fissando un punto lontano...Sì, sapeva che avrebbe perso di nuovo la sua Euridice, ma avrebbe avuto la storia più struggente da cantare...di lui, che per la paura di non saperla dietro di sè, si era voltato...di lui, che ci aveva provato...Euridice aveva da lamentare solo il suo troppo amore! Aveva la tragedia sentimentale di tutti i tempi da suonare...Il nome di Orfeo avrebbe raggiunto le vette dell'Olimpo...E così fu. Ci aveva visto giusto, il verme. Quell'enorme menzogna ha conquistato tutti...tutti...Ma Euridice? Nessuno si è curato di Euridice. Anche lei ci aveva creduto...Era riuscito a prendere per il culo anche lei... lei che "così morì per la seconda volta ma non si lamentò affatto del marito (di cosa avrebbe dovuto lamentarsi se non di essere stata amata così tanto?) e infine gli diede l'estrmo saluto."

postato da ipo | 16:06 | commenti (2)
poesia, vita


lunedì, 24 dicembre 2007
 

Oggi mi sento triste e sola...oggi è una di quelle giornate in cui vorrei una bacchetta magica...con un desiderio solo per me...lontana da tutto e da tutti. Il luogo non ha importanza...Roma, Bologna, Genova...è indifferente...Ma il tempo è importante...deve essere prima del 1999. Prima del gennaio 1999. E voglio un teatro. Un teatro con il migliore impianto acustico esistente sulla faccia della terra. E voglio prenotare tutti i posti. Solo io. Con una canna di afghano. Già rullata (tanto è un sogno). Il palco è vuoto...solo una sedia con sopra una chitarra...stesa a riposare...Basta. Anzi, no...c'è anche un posacenere accanto alla chitarra. Quando sto per accendere la canna tutte le luci si spengono...Non si vede e non si sente niente...solo un leggero odore di tabacco...Poi dei rumori...passi sulle tavole...legno su legno (avrà spostato la sedia)... dei colpetti di tosse per schiarire la voce...La chitarra comincia a suonare...delle note lente...e poi, la voce più bella che abbia mai sentito mi avvolge...che non ti serve neanche più la canna...ti entra dentro...nel cuore, nell'anima, nelle ossa,...perfino nei nervi...e corre sù, come una scossa elettrica dall'osso sacro fino alla testa...fino all'ultimo capello! Ma non è solo la voce...è quello che dice...è come lo dice...è la scelta delle parole che è inconfondibile, un marchio di fabbrica! E'seduto su una semplice sedia, con le gambe accavallate e la chitarra in mano ma sembra riempire l'intero palco. Un sorriso impercettibile gli illumina il viso mentre canta, e ogni tanto tira una boccata dalla sigaretta accesa nel posacenere. Non mi stancherei mai di ascoltarlo...E dopo che mi ha (a me...la sua fedelissima!) cantato tutte le sue canzoni, gli richiedo dei pezzi di Brassen, di Ferrè, di Tenco...quello che vuole, pur di farlo continuare.Tutto qua. Non vorrei di più...Solo, mi sarebbe piaciuto santirlo una volta, per una volta sola non da un cd. Forse poi gli avrei fatto qualche domanda (ad averci il coraggio)...e l'avrei abbracciato...si, l'avrei abbracciato per sentirlo di carne...e non una sola voce...Com'è tiranno il tempo! Intanto è sempre la vigilia di Natale, io sono sempre triste perchè il mio bel pittore è lontano da me, e la voce più bella che abbia mai sentito mi giunge sempre da un cd! Sono contenta di aver scritto di lui...nel blog non avevo ancora menzionato il mio credo...ci voleva il momento giusto...perchè alla fine si insinua nella tua vita, con le sue idee, fino a diventare una sorta di religione!

FaberQuello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.

Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.

Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.

Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho...


postato da ipo | 16:08 | commenti (2)
musica, faber


lunedì, 17 dicembre 2007
 

Deborah: Hai aspettato molto?
Noodles: Tutta la vita.

postato da ipo | 16:10 | commenti (1)
cinema


venerdì, 14 dicembre 2007
 

Ris-post

Questo post è in risposta a quanto Anto1982 ha scritto ieri.

Cara Anto, mi hai fatto pensare a una cosa: e se le filastrocche che ci cantavano da piccoli in realtà fossero dei mantra provvidenziali? Provo a spiegarmi.  Facciamo finta che esista qualcosa di superiore a noi, tipo Dio. Dato che Dio, per definizione, vede e prevede tutto, lui sapeva che tu avresti vissuto questo periodo di dubbi e insoddisfazioni. Per questo motivo, magari, ha suggerito a tua madre le parole di quella filastrocca, perchè al momento giusto riemergessero suggerendoti la soluzione. Ora si tratta di un problema di interpretazione. Dovrà essere una partenza fisica o spirituale? Forse è come la Divina Commedia! Pensa, mia madre mi cantava sempre una canzone da piccola che io non ho mai dimenticato. E quando la canticchio mi fa sentire protetta.

"Era una notte, pioveva a catinelle,

si andava in giro senza le bretelle,

poi da lontano vidi un cimitero...

come era nero, oh come era nero!

E saltellando tra una tomba e tomba

vidi una bionda, mamma mia che bionda!

Era il fantasma della zia Gioconda,

che ripuliva la sua tomba nera e fonda.

E il gatto nero, re del cimitero,

se la rosicchiava, se la rosicchiava!

Questa canzone non ha significato,

è come fare il vino nel bucato,

è come dire buonanotte al muro

o come lavarsi i denti col cianuro!"

Lo so, sembra un delirio di Tim Burton...non so dove l'abbia pescata...però a me piaceva da morire! Forse dovevo cantarla allo psicoterapeuta,...a proposito della ricerca recondita delle cause della mia fottutissima paura della morte! (sembro un etrusco!) Magari era un suggerimento provvidenziale anche questo. Per la serie: si, prima o poi si morirà, ma chi ti dice che lo spettacolo finirà lì? Ok, anche oggi abbiamo dato...in stronzate ovviamente!

postato da ipo | 16:33 | commenti (4)
 

Nevica, nevica, nevica!!! Fa un freddo porco e nevica! Sì, è bello, è romantico...il soffice manto che copre dolcemente ogni cosa...i semini sotto terra aspettano al calduccio...il mio gatto fa le fusa davanti al camino...ma io non voglio stare chiusa in casa! Voglio uscire!!!
postato da ipo | 15:47 | commenti (1)
 

Cadaveri vivi

C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi,
c'è stato un tempo in cui
vivevamo nei cimiteri al fosforo,
camposanti di lusso con
connessione veloce alla rete.
C'è stato un tempo in cui
frequentavamo solo funerali
e tra le bare degli eroi morti in guerra
pomiciavamo con le veline.
C'è stato un tempo in cui
il tempo non era né bello né brutto,
c'è stato un tempo in cui
tutto era lutto.
Ma poi c'è stato il tempo in cui
noi siamo risorti
dal nostro stare fra ossi di seppia
dove eravamo pasto per gli uccelli
e pure i pigri ed i distratti ci hanno visto a noi...

Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!

C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi
c'è stato un tempo in cui,
noi correvamo sempre
restare fermi era vietato,
pure i sassi stavano in divieto di sosta.
Sua Santità Babbo Natale
era ancora vestito di bianco e di rosso,
c'è stato un tempo in cui
ci aveva renne di lusso
ai potenti portava regali
ai servi carbone,
ma poi c'è stato il tempo in cui
noi siamo risorti
dall'happy hour del megaraduno dell'indulgenza
e i vampiri del sangue del santo ci hanno visto a noi...

Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo i barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!

C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi,
e la camorra e la mafia
erano il meglio del made in italy,
avevano ottenuto dal ministero
una certificazione di qualità,
criminalità organizzata
però d'origine controllata.
C'è stato un tempo in cui
noi eravamo picciotti,
ma poi è arrivato il tempo in cui
noi siamo risorti
dalla tranquillità del mare
dove eravamo rugginosi relitti,
e pure i tristi giornalisti fascisti ci hanno visto a noi...

Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo i barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!

Ascanio Celestini

postato da ipo | 11:16 | commenti (2)
musica, celestini


giovedì, 06 dicembre 2007
 

Il Medicaciucci

In "Cristo si è fermato a Eboli", Carlo Levi descrive in maniera molto pittoresca e dettagliata il medico di Gagliano, paesino nel materano in cui era stato mandato al confino. Si trattava di un individuo totalmente ignaro della propria professione. Come se io domani decidessi di dedicarmi alla fisica nucleare. A causa della sua scarsa, nulla, competenza medica, gli abitanti del paese avevano preso a definirlo "medicaciucci" (senza nulla togliere ai veterinari). Ora, visto e considerato che il confino di Carlo Levi risale al 1935 e che, sì Cristo si è fermato a Eboli, ma sarà pure ripartito (dopo na sessantina d'anni penso che di Eboli ne avrà pur avute piene le palle!), la mia sacra fiducia nella scienza e nella ricerca mi ha fatto ipotizzare la definitiva scomparsa di questa categoria, per così dire, poco professionale.

Ma anche no! L'umanità non può fare a meno del medicaciucci...e io sono 15 anni che, senza saperlo (ma fortemente sospettandolo), ci ho a che fare. Proprio stasera mi sono recata dal mio medicaciucci di famiglia, per avere delucidazioni su un dolore alla spalla destra che da ormai un anno accompagna la mia, già abbastanza ipocondriaca, esistenza. Il medicaciucci mi guardava come se io fossi Ugo Tognazzi e gli stessi parlando di un "musacchio,qui, proprio sulla giobracca...che non è un dolore costante ma più un fizzotto...". Vista la sua faccia avevo già intiuto il triste epilogo. Infatti, il medicaciucci, per non deludere le mie aspettative, mi ha prescritto un blando anti-depressivo per due mesi, spacciandomelo per un diminuitore della soglia del dolore. Bene cari amici, oggi anche voi avete fatto la conoscenza del medicaciucci, che come il gatto mammone o l'uomo nero, non abbandonerà più i vostri sonni (se non addirittura sogni!). Quindi, se qualcuno di voi sta poco bene, può tranquillamente prendere appuntamento  dal mio segretario. Perchè tra me e il medicaciucci la differenza è davvero un capello!  

postato da ipo | 19:41 | commenti (1)


mercoledì, 14 novembre 2007
 

La casa del ladro

Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
Mi guardo intorno nella casa del ladro: è tutto rubato
Pure l'aria che adesso respiro con il fiato corto
è frutto di un furto.

Quando un ladro trova un ladro dentro casa non è mica contento
E difatti quel ladro mi vede e mi dice: "stai attento"
Lui mi dice: "guardami bene, io non sono ladro soltanto.
Io sono il padrone."

Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

Ma io dico che suonare un sonaglio davanti un serpente
Io dico che pure il serpente, pure quello, si pente
E capisce che sputare veleno per tutta una vita
non è servito a niente.

Ma il padrone è una cosa diversa, è uno strano serpente
Il padrone è una cosa diversa, è una bestia curiosa
Lui comincia succhiando il latte da quando è bambino
Ma poi succhia ogni cosa.

Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

E difatti alla fine il padrone è una specie di ladro
Solo che quando ruba il padrone non è mica reato
E anche quando che viene arrestato il suo alibi regge
Perchè lui è la Legge.

Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
E quel ladro mi dice che lui non è un ladro soltanto
Ma neanch'io sono un ladro gli dico e così mi avvicino.
Io sono un assassino.

E così sotto il cielo turchino c'è un padrone di meno.

(Ascanio Celestini)

Eh bravo Ascanio...che tra l'altro nella puntata di Parla con me dell'11 febbraio ha dedicato questa canzone a Gaetano Bresci, l'anarchico venuto dall'America, che il 29 luglio 1900 a Monza uccise a colpi di rivoltella il re d'Italia Umberto I di Savoia. Bresci intendeva vendicare l'uccisione a Milano, nel 1898, degli operai che manifestavano durante quella che passò alla storia come la Protesta dello Stomaco (e il nome dice tutto). Il generale Bava-Beccaris ordinò di sparare colpi di cannone contro la folla. Ma probabilmente la responsabilità politica dell'atto fu del re in persona. Gaetano Bresci, che dalla Toscana era emigrato in America, nel New Jersey, il 17 maggio 1900 ha riaffrontato la non piacevole traversata atlantica con il solo scopo di punire il colpevole dell'eccidio. Una questione di principio. La fratellanza universale.

postato da ipo | 10:25 | commenti (2)
musica, celestini