La Confraternita del Primitivo

   Come sopravvivere a Ravenna

 



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lunedì, 24 dicembre 2007
 

Oggi mi sento triste e sola...oggi è una di quelle giornate in cui vorrei una bacchetta magica...con un desiderio solo per me...lontana da tutto e da tutti. Il luogo non ha importanza...Roma, Bologna, Genova...è indifferente...Ma il tempo è importante...deve essere prima del 1999. Prima del gennaio 1999. E voglio un teatro. Un teatro con il migliore impianto acustico esistente sulla faccia della terra. E voglio prenotare tutti i posti. Solo io. Con una canna di afghano. Già rullata (tanto è un sogno). Il palco è vuoto...solo una sedia con sopra una chitarra...stesa a riposare...Basta. Anzi, no...c'è anche un posacenere accanto alla chitarra. Quando sto per accendere la canna tutte le luci si spengono...Non si vede e non si sente niente...solo un leggero odore di tabacco...Poi dei rumori...passi sulle tavole...legno su legno (avrà spostato la sedia)... dei colpetti di tosse per schiarire la voce...La chitarra comincia a suonare...delle note lente...e poi, la voce più bella che abbia mai sentito mi avvolge...che non ti serve neanche più la canna...ti entra dentro...nel cuore, nell'anima, nelle ossa,...perfino nei nervi...e corre sù, come una scossa elettrica dall'osso sacro fino alla testa...fino all'ultimo capello! Ma non è solo la voce...è quello che dice...è come lo dice...è la scelta delle parole che è inconfondibile, un marchio di fabbrica! E'seduto su una semplice sedia, con le gambe accavallate e la chitarra in mano ma sembra riempire l'intero palco. Un sorriso impercettibile gli illumina il viso mentre canta, e ogni tanto tira una boccata dalla sigaretta accesa nel posacenere. Non mi stancherei mai di ascoltarlo...E dopo che mi ha (a me...la sua fedelissima!) cantato tutte le sue canzoni, gli richiedo dei pezzi di Brassen, di Ferrè, di Tenco...quello che vuole, pur di farlo continuare.Tutto qua. Non vorrei di più...Solo, mi sarebbe piaciuto santirlo una volta, per una volta sola non da un cd. Forse poi gli avrei fatto qualche domanda (ad averci il coraggio)...e l'avrei abbracciato...si, l'avrei abbracciato per sentirlo di carne...e non una sola voce...Com'è tiranno il tempo! Intanto è sempre la vigilia di Natale, io sono sempre triste perchè il mio bel pittore è lontano da me, e la voce più bella che abbia mai sentito mi giunge sempre da un cd! Sono contenta di aver scritto di lui...nel blog non avevo ancora menzionato il mio credo...ci voleva il momento giusto...perchè alla fine si insinua nella tua vita, con le sue idee, fino a diventare una sorta di religione!

FaberQuello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.

Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.

Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.

Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.

Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho...


postato da ipo | 16:08 | commenti (2)
musica, faber


lunedì, 17 dicembre 2007
 

Deborah: Hai aspettato molto?
Noodles: Tutta la vita.

postato da ipo | 16:10 | commenti (1)
cinema


venerdì, 14 dicembre 2007
 

Ris-post

Questo post è in risposta a quanto Anto1982 ha scritto ieri.

Cara Anto, mi hai fatto pensare a una cosa: e se le filastrocche che ci cantavano da piccoli in realtà fossero dei mantra provvidenziali? Provo a spiegarmi.  Facciamo finta che esista qualcosa di superiore a noi, tipo Dio. Dato che Dio, per definizione, vede e prevede tutto, lui sapeva che tu avresti vissuto questo periodo di dubbi e insoddisfazioni. Per questo motivo, magari, ha suggerito a tua madre le parole di quella filastrocca, perchè al momento giusto riemergessero suggerendoti la soluzione. Ora si tratta di un problema di interpretazione. Dovrà essere una partenza fisica o spirituale? Forse è come la Divina Commedia! Pensa, mia madre mi cantava sempre una canzone da piccola che io non ho mai dimenticato. E quando la canticchio mi fa sentire protetta.

"Era una notte, pioveva a catinelle,

si andava in giro senza le bretelle,

poi da lontano vidi un cimitero...

come era nero, oh come era nero!

E saltellando tra una tomba e tomba

vidi una bionda, mamma mia che bionda!

Era il fantasma della zia Gioconda,

che ripuliva la sua tomba nera e fonda.

E il gatto nero, re del cimitero,

se la rosicchiava, se la rosicchiava!

Questa canzone non ha significato,

è come fare il vino nel bucato,

è come dire buonanotte al muro

o come lavarsi i denti col cianuro!"

Lo so, sembra un delirio di Tim Burton...non so dove l'abbia pescata...però a me piaceva da morire! Forse dovevo cantarla allo psicoterapeuta,...a proposito della ricerca recondita delle cause della mia fottutissima paura della morte! (sembro un etrusco!) Magari era un suggerimento provvidenziale anche questo. Per la serie: si, prima o poi si morirà, ma chi ti dice che lo spettacolo finirà lì? Ok, anche oggi abbiamo dato...in stronzate ovviamente!

postato da ipo | 16:33 | commenti (4)
 

Nevica, nevica, nevica!!! Fa un freddo porco e nevica! Sì, è bello, è romantico...il soffice manto che copre dolcemente ogni cosa...i semini sotto terra aspettano al calduccio...il mio gatto fa le fusa davanti al camino...ma io non voglio stare chiusa in casa! Voglio uscire!!!
postato da ipo | 15:47 | commenti (1)
 

Cadaveri vivi

C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi,
c'è stato un tempo in cui
vivevamo nei cimiteri al fosforo,
camposanti di lusso con
connessione veloce alla rete.
C'è stato un tempo in cui
frequentavamo solo funerali
e tra le bare degli eroi morti in guerra
pomiciavamo con le veline.
C'è stato un tempo in cui
il tempo non era né bello né brutto,
c'è stato un tempo in cui
tutto era lutto.
Ma poi c'è stato il tempo in cui
noi siamo risorti
dal nostro stare fra ossi di seppia
dove eravamo pasto per gli uccelli
e pure i pigri ed i distratti ci hanno visto a noi...

Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!

C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi
c'è stato un tempo in cui,
noi correvamo sempre
restare fermi era vietato,
pure i sassi stavano in divieto di sosta.
Sua Santità Babbo Natale
era ancora vestito di bianco e di rosso,
c'è stato un tempo in cui
ci aveva renne di lusso
ai potenti portava regali
ai servi carbone,
ma poi c'è stato il tempo in cui
noi siamo risorti
dall'happy hour del megaraduno dell'indulgenza
e i vampiri del sangue del santo ci hanno visto a noi...

Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo i barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!

C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi,
e la camorra e la mafia
erano il meglio del made in italy,
avevano ottenuto dal ministero
una certificazione di qualità,
criminalità organizzata
però d'origine controllata.
C'è stato un tempo in cui
noi eravamo picciotti,
ma poi è arrivato il tempo in cui
noi siamo risorti
dalla tranquillità del mare
dove eravamo rugginosi relitti,
e pure i tristi giornalisti fascisti ci hanno visto a noi...

Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo i barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!

Ascanio Celestini

postato da ipo | 11:16 | commenti (2)
musica, celestini


giovedì, 06 dicembre 2007
 

Il Medicaciucci

In "Cristo si è fermato a Eboli", Carlo Levi descrive in maniera molto pittoresca e dettagliata il medico di Gagliano, paesino nel materano in cui era stato mandato al confino. Si trattava di un individuo totalmente ignaro della propria professione. Come se io domani decidessi di dedicarmi alla fisica nucleare. A causa della sua scarsa, nulla, competenza medica, gli abitanti del paese avevano preso a definirlo "medicaciucci" (senza nulla togliere ai veterinari). Ora, visto e considerato che il confino di Carlo Levi risale al 1935 e che, sì Cristo si è fermato a Eboli, ma sarà pure ripartito (dopo na sessantina d'anni penso che di Eboli ne avrà pur avute piene le palle!), la mia sacra fiducia nella scienza e nella ricerca mi ha fatto ipotizzare la definitiva scomparsa di questa categoria, per così dire, poco professionale.

Ma anche no! L'umanità non può fare a meno del medicaciucci...e io sono 15 anni che, senza saperlo (ma fortemente sospettandolo), ci ho a che fare. Proprio stasera mi sono recata dal mio medicaciucci di famiglia, per avere delucidazioni su un dolore alla spalla destra che da ormai un anno accompagna la mia, già abbastanza ipocondriaca, esistenza. Il medicaciucci mi guardava come se io fossi Ugo Tognazzi e gli stessi parlando di un "musacchio,qui, proprio sulla giobracca...che non è un dolore costante ma più un fizzotto...". Vista la sua faccia avevo già intiuto il triste epilogo. Infatti, il medicaciucci, per non deludere le mie aspettative, mi ha prescritto un blando anti-depressivo per due mesi, spacciandomelo per un diminuitore della soglia del dolore. Bene cari amici, oggi anche voi avete fatto la conoscenza del medicaciucci, che come il gatto mammone o l'uomo nero, non abbandonerà più i vostri sonni (se non addirittura sogni!). Quindi, se qualcuno di voi sta poco bene, può tranquillamente prendere appuntamento  dal mio segretario. Perchè tra me e il medicaciucci la differenza è davvero un capello!  

postato da ipo | 19:41 | commenti (1)