Lucania
M'accompagna lo zirlio dei grilli
e il suono del campano al collo
d'un'inquieta capretta.
Il vento mi fascia
di sottilissimi nastri d'argento
e là, nell'ombra delle nubi sperduto,
giace in frantumi un paesetto lucano.
(Rocco Scotellaro)
Sono a casa da un mese. Nella mia Lucania. Che la maggior parte dei ragazzi della mia età ha rinnegato come una vecchia puttana o, peggio, come una figlia disabile, che impedisce di goderti a pieno la vita. E siamo partiti tutti. Per studiare. Perchè non ci sono (o meglio, non c'erano) tutte le facoltà all'Università degli studi della Basilicata. Ma pochi sono tornati. Pochissimi. E non puoi giudicarli, perchè qui le cose funzionano diversamente. Perchè se in Italia non esiste più la meritocrazia, forse qua non è mai arrivata. E allora ti ritrovi ad assistere alla presentazione di un libro sul Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini che per tutto il dibattito viene chiamato Cristo si è fermato a Eboli! Vedi la giunta comunale mettere i bastoni fra le ruote a un'associazione culturale di giovani che porta soldi alla zona. Perchè da due anni organizza un evento, Cantinando, che attira nel paese migliaia di persone. Perchè si sbatte. Perchè ci crede. E questo per me è illogico. Dovrebbero darci una mano. Se ci fosse un minimo di cultura e di competenza. Ma la gente che occupa i posti non lo fa per merito. E così ci vogliono due giorni per fare la carta di identità. L'assessore alla cultura non sa usare il congiuntivo e dubito che abbia mai letto un libro di poesie. Non esiste una biblioteca comunale. Il parco urbano delle cantine, dove Pasolini ha girato la prima parte del film Il vangelo secondo Matteo, è stato abbandonato a se stesso fino a quest'estate. Fino a quando un gruppo di ragazzi si è rimboccato le maniche e ha ripulito tutto. Tutto. E loro ci prendevano per il culo. "Chi ve lo fa fare?". Chi ce lo fa fare... Ma nonostante tutto io adoro questa terra. Adoro il profumo di vino che in questi giorni invade le strade del paese. Adoro la fila di camioncini carichi di sacchi di olive davanti all'oleificio. Adoro le sagre di castagne. Adoro il freddo pungente che ti tiene sveglio e carico. Adoro i colori dell'autunno da queste parti che sono una festa per gli occhi. Adoro il monte Vulture. Adoro le processioni con i canti in onore di Maria Santissima di Costantinopoli cantati in un idioma pseudoitaliano. Adoro vedere i greggi di pecore attraversare le strade. Adoro i melograni della vigna di mio padre. Adoro il sapore del nostro olio. Adoro gli infiniti spazi verdi. Adoro l'Aglianico del Vulture. E quando sono a Ravenna mi manca tutto come l'aria. Sono terrona e me ne vanto. Sono terrona e sento nelle vene il sangue dei briganti. Sono terrona e soffro all'idea che anche il mio cervello debba abbandonare questa latitudine.
