Oggi mi sento triste e sola...oggi è una di quelle giornate in cui vorrei una bacchetta magica...con un desiderio solo per me...lontana da tutto e da tutti. Il luogo non ha importanza...Roma, Bologna, Genova...è indifferente...Ma il tempo è importante...deve essere prima del 1999. Prima del gennaio 1999. E voglio un teatro. Un teatro con il migliore impianto acustico esistente sulla faccia della terra. E voglio prenotare tutti i posti. Solo io. Con una canna di afghano. Già rullata (tanto è un sogno). Il palco è vuoto...solo una sedia con sopra una chitarra...stesa a riposare...Basta. Anzi, no...c'è anche un posacenere accanto alla chitarra. Quando sto per accendere la canna tutte le luci si spengono...Non si vede e non si sente niente...solo un leggero odore di tabacco...Poi dei rumori...passi sulle tavole...legno su legno (avrà spostato la sedia)... dei colpetti di tosse per schiarire la voce...La chitarra comincia a suonare...delle note lente...e poi, la voce più bella che abbia mai sentito mi avvolge...che non ti serve neanche più la canna...ti entra dentro...nel cuore, nell'anima, nelle ossa,...perfino nei nervi...e corre sù, come una scossa elettrica dall'osso sacro fino alla testa...fino all'ultimo capello! Ma non è solo la voce...è quello che dice...è come lo dice...è la scelta delle parole che è inconfondibile, un marchio di fabbrica! E'seduto su una semplice sedia, con le gambe accavallate e la chitarra in mano ma sembra riempire l'intero palco. Un sorriso impercettibile gli illumina il viso mentre canta, e ogni tanto tira una boccata dalla sigaretta accesa nel posacenere. Non mi stancherei mai di ascoltarlo...E dopo che mi ha (a me...la sua fedelissima!) cantato tutte le sue canzoni, gli richiedo dei pezzi di Brassen, di Ferrè, di Tenco...quello che vuole, pur di farlo continuare.Tutto qua. Non vorrei di più...Solo, mi sarebbe piaciuto santirlo una volta, per una volta sola non da un cd. Forse poi gli avrei fatto qualche domanda (ad averci il coraggio)...e l'avrei abbracciato...si, l'avrei abbracciato per sentirlo di carne...e non una sola voce...Com'è tiranno il tempo! Intanto è sempre la vigilia di Natale, io sono sempre triste perchè il mio bel pittore è lontano da me, e la voce più bella che abbia mai sentito mi giunge sempre da un cd! Sono contenta di aver scritto di lui...nel blog non avevo ancora menzionato il mio credo...ci voleva il momento giusto...perchè alla fine si insinua nella tua vita, con le sue idee, fino a diventare una sorta di religione!
Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è un segreto in banca
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.
Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.
Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.
Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.
Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è un indirizzo in tasca
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.
Quello che non ho è una camicia bianca
quello che non ho è di farla franca
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.
Quello che non ho...
C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi,
c'è stato un tempo in cui
vivevamo nei cimiteri al fosforo,
camposanti di lusso con
connessione veloce alla rete.
C'è stato un tempo in cui
frequentavamo solo funerali
e tra le bare degli eroi morti in guerra
pomiciavamo con le veline.
C'è stato un tempo in cui
il tempo non era né bello né brutto,
c'è stato un tempo in cui
tutto era lutto.
Ma poi c'è stato il tempo in cui
noi siamo risorti
dal nostro stare fra ossi di seppia
dove eravamo pasto per gli uccelli
e pure i pigri ed i distratti ci hanno visto a noi...
Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!
C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi
c'è stato un tempo in cui,
noi correvamo sempre
restare fermi era vietato,
pure i sassi stavano in divieto di sosta.
Sua Santità Babbo Natale
era ancora vestito di bianco e di rosso,
c'è stato un tempo in cui
ci aveva renne di lusso
ai potenti portava regali
ai servi carbone,
ma poi c'è stato il tempo in cui
noi siamo risorti
dall'happy hour del megaraduno dell'indulgenza
e i vampiri del sangue del santo ci hanno visto a noi...
Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo i barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!
C'è stato un tempo in cui
noi eravamo cadaveri vivi,
e la camorra e la mafia
erano il meglio del made in italy,
avevano ottenuto dal ministero
una certificazione di qualità,
criminalità organizzata
però d'origine controllata.
C'è stato un tempo in cui
noi eravamo picciotti,
ma poi è arrivato il tempo in cui
noi siamo risorti
dalla tranquillità del mare
dove eravamo rugginosi relitti,
e pure i tristi giornalisti fascisti ci hanno visto a noi...
Noi siamo i froci, siamo gli ebrei,
palestinesi dell'intifada
siamo i barboni lungo la strada
siamo le zecche comuniste.
Noi, noi siamo anarchici
noi siamo spastici
noi siamo quelli col cesso a parte
noi siamo brutti, sporchi ma buoni
che detto in sintesi significa coglioni.
Noi siamo i negri, meridionali
siamo gli autonomi dei centri sociali
siamo l'elogio della pazzia
siamo un errore di ortografia,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole,
noi siamo i punti dopo le virgole
siamo drogati, zingari e zoccole!
Ascanio Celestini
Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
Mi guardo intorno nella casa del ladro: è tutto rubato
Pure l'aria che adesso respiro con il fiato corto
è frutto di un furto.
Quando un ladro trova un ladro dentro casa non è mica contento
E difatti quel ladro mi vede e mi dice: "stai attento"
Lui mi dice: "guardami bene, io non sono ladro soltanto.
Io sono il padrone."
Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.
Ma io dico che suonare un sonaglio davanti un serpente
Io dico che pure il serpente, pure quello, si pente
E capisce che sputare veleno per tutta una vita
non è servito a niente.
Ma il padrone è una cosa diversa, è uno strano serpente
Il padrone è una cosa diversa, è una bestia curiosa
Lui comincia succhiando il latte da quando è bambino
Ma poi succhia ogni cosa.
Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.
E difatti alla fine il padrone è una specie di ladro
Solo che quando ruba il padrone non è mica reato
E anche quando che viene arrestato il suo alibi regge
Perchè lui è la Legge.
Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
E quel ladro mi dice che lui non è un ladro soltanto
Ma neanch'io sono un ladro gli dico e così mi avvicino.
Io sono un assassino.
E così sotto il cielo turchino c'è un padrone di meno.
(Ascanio Celestini)
Eh bravo Ascanio...che tra l'altro nella puntata di Parla con me dell'11 febbraio ha dedicato questa canzone a Gaetano Bresci, l'anarchico venuto dall'America, che il 29 luglio 1900 a Monza uccise a colpi di rivoltella il re d'Italia Umberto I di Savoia. Bresci intendeva vendicare l'uccisione a Milano, nel 1898, degli operai che manifestavano durante quella che passò alla storia come la Protesta dello Stomaco (e il nome dice tutto). Il generale Bava-Beccaris ordinò di sparare colpi di cannone contro la folla. Ma probabilmente la responsabilità politica dell'atto fu del re in persona. Gaetano Bresci, che dalla Toscana era emigrato in America, nel New Jersey, il 17 maggio 1900 ha riaffrontato la non piacevole traversata atlantica con il solo scopo di punire il colpevole dell'eccidio. Una questione di principio. La fratellanza universale.